Prof. MAZZOTTI
Intervista al professor Edoardo Mazzotti 
Responsabile Programmi Medici della NADD


Sappiamo che la NADD sta svolgendo un’intensa attività didattica ma anche di ricerca nel campo scientifico subacqueo. Può dirci qualche cosa di quello che bolle in pentola?
La NADD è un’organizzazione didattica moderna attiva in molti campi, nella Subacquea ricreativa, nel nuoto, nel salvamento, e nella subacquea per disabili. NADD ha organizzato uno staff tecnico composto da subacquei esperti, medici e ricercatori scientifici che si dedicano allo studio e alla valutazione delle problematiche subacquee di maggiore attualità e interesse.

C’è qualche aspetto particolare che state studiando?
Sì, in questo momento il nostro pool di esperti composto, oltre che da me, da Lorenzo Oberti, Danilo Dassi, dal Prof. Bruno Cozzi, dal Dott. Stefano De Vecchi, dal Prof. Marco Mangiarotti, sta studiando una possibile revisione delle Tabelle d’Immersione basandosi sulle recenti teorie sulla formazione delle bolle e sulla base dei risultati delle ricerche di diversi enti ed istituzioni del settore.

In che cosa consiste questa revisione?
In sintesi esistono da pochi anni alcuni nuovi modelli matematici che, nello studio dei meccanismi di assorbimento e liberazione dei gas nei tessuti umani, prendono in considerazione non solamente le fasi libere e di soluzione, ma anche lo stadio di formazione delle bolle. Questi modelli sono teoricamente molto complessi e hanno subito una verifica approfondita ma ancora limitata nel tempo. Tuttavia hanno una grande potenzialità di applicazione per la sicurezza dei subacquei.

Intende dire che questi modelli sono più sicuri delle attuali Tabelle?
Le attuali Tabelle derivano da modelli più o meno modificati della teoria di Haldane. La loro validità nella realtà è dimostrata dalla bassa percentuale di incidenti che si verificano nel nostro settore, percentuale che ha fatto sì che la subacquea ricreativa sia uno sport divertente e sicuro alla portata di tutti.

Allora qual’è la necessità di rivedere le attuali Tabelle?
Si è notato nel tempo che esiste una percentuale minima di immersioni che, pur condotte nel rispetto delle Tabelle (spesso ovviamente computerizzate), della velocità di risalita consigliata (9 m al minuto) e in presenza della sosta di sicurezza di 3 minuti a 5 metri, dà luogo a sintomatologia decompressiva. In sostanza il subacqueo si comporta correttamente, ma va incontro a problemi. Ripeto: si tratta di percentuali bassissime, ma reali. La NADD si impegna in prima fila per azzerare totalmente i rischi dell’immersione.

In che cosa consisterebbero nella pratica i cambiamenti introdotti dai nuovi modelli di Tabelle?
La NADD sta valutando la possibilità di introdurre alcune variazioni nella modalità d’immersione basandosi sui nuovi modelli di cui vi ho accennato e sui dati delle diverse esperienze di enti ed istituzioni del settore. Nella pratica non intendiamo caricare il subacqueo di nozioni eccessive, ma suggerire alcuni semplici accorgimenti. In sostanza noi riteniamo che vada mantenuta l’attuale velocità di risalita (che prevede un massimo di 9 m al minuto) e così pure il calcolo dei tempi di fondo. Intendiamo però introdurre nella nostra didattica l’indicazione di una tappa di sicurezza profonda.

Può dirci qualche cosa di più?
In sintesi, se si conduce un’immersione con una profondità massima di 35 metri e una permanenza alla quota massima di 8 minuti, noi pensiamo che sia utile che il subacqueo non risalga direttamente poi a quote di 8-10 metri (impiegando 2 o 3 minuti per passare da 35 a 10 m), ma si fermi per alcuni minuti intono alle quote tra i 20 e i 16 m.

Volete introdurre un nuova tappa di sicurezza nella risalita?
Per il momento vogliamo solo suggerire una nuova abitudine, quella cioè di introdurre una pausa di alcuni minuti durante la risalita. Questa pausa andrebbe condotta ad una profondità che sia circa la metà di quella massima raggiunta durante l’immersione.

Ma che valore ha questa pausa? E chi effettua questa pausa poi può saltare la sosta di sicurezza?
La sosta di sicurezza DEVE essere effettuata sempre e comunque, ci mancherebbe! Fanno sempre fede le Tabelle in uso. I subacquei devono seguire il programma di immersione previsto e segnato dal loro computer. La pausa di cui stiamo parlando non deve essere considerata un obbligo. Tuttavia noi pensiamo che alcuni minuti trascorsi ad una quota che sia la metà di quella massima raggiunta aiutino a diminuire ulteriormente i rischi di malattia da decompressione. Questo naturalmente in condizioni ottimali di disponibilità di aria, mancanza di affanno e così via.

Questa pausa segue un modello di decompressione preciso?
Le diverse teorie di cui ho parlato partono da presupposti diversi e sono in qualche caso discordanti. Tuttavia l’introduzione di una pausa alla quota di cui stiamo parlando sembrerebbe rispondere bene a tutti i modelli teorici analizzati.

Ancora una domanda. Ritenete che questo profilo sia da applicarsi a tutte le immersioni?
In realtà no, le immersioni condotte in curva di sicurezza fino ad una profondità massima di 30 metri prevedono carichi di azoto minimi che non richiedono particolari attenzioni. Tuttavia le immersioni condotte in Mediterraneo - come sappiamo tutti - richiedono spesso altre profondità e tempi di fondo impegnativi.
E’ proprio per queste immersioni sportive comuni ma più impegnative di quelle classiche ricreative condotte in mari caldi che la pausa ad una quota che sia la metà della profondità massima raggiunta può aiutare.

Il suggerimento NADD si applica anche alle immersioni tecniche e in miscela?
La NADD si occupa di immersioni ricreative condotte in aria o NITROX. Tuttavia i modelli teorici di cui stiamo parlando sono stati sviluppati proprio per la subacquea tecnica e le miscele di fondo. Noi riteniamo che l’esperienza maturata in ambienti tecnici possa avere una buona ricaduta anche per la subacquea ricreativa.

Un ultimo consiglio?
Pianificare l’immersione, non superare la profondità prevista e rispettare le attuali Tabelle. Se possibile con la riserva di aria disponibile introdurre una pausa alla metà della profondità massima raggiunta, magari guardandosi intorno sul fondale. Risalire senza superare la velocità massima consentita e sostare sempre per almeno 3' a 5 metri dalla superficie.

E buone immersioni a tutti!