Decompression diver
L’IMMERSIONE OLTRE I 40 METRI DI PROFONDITÀ
E LA DECOMPRESSIONE:
NADD Global Diving Agency da tempo ha intrapreso un percorso di approfondimenti e studi esprimendo competenza e producendo gli strumenti idonei a sviluppare corsi tecnici per i suoi istruttori e tutti i suoi iscritti, con un alto profilo qualitativo per il quale NADD si è sempre contraddistinta. Molti subacquei si chiedono oggi se e come sia possibile reintrodurre nelle immersioni abituali la pratica della decompressione.
Tutti i brevettati che siano in possesso di un computer sanno che cosa significhi la comparsa della scritta Deco STOP un fatto comune nelle immersioni di durata medio-lunga condotte con punte oltre i 30 metri.
L’introduzione di nuovi algoritmi decompressivi ha inoltre reso i computer ancora più sicuri (o meglio conservativi), aumentando la confidenza dei subacquei con le soste di sicurezza nelle immersioni.
Forse proprio la familiarità che si è venuta creando con l’uso del computer e con le tappe di sosta suggerite dallo strumento ha fatto riconsiderare il concetto di immersione sportiva. L’immersione con decompressione è tradizionalmente ritenuta un’immersione tecnica, è così è giusto che sia per tutte le considerazioni del caso sulla sicurezza e la natura stessa del nostro sport. Tuttavia la definizione di “subacquea tecnica” non deve nemmeno essere intesa come necessariamente finalizzata alla profondità, agli ambienti pericolosi, in sintesi adatta ad un pubblico di subacquei particolari. Si può pensare che esistano ambiti della subacquea tecnica di facile accessibilità anche per il grande pubblico dei subacquei ricreativi che vogliano affinare le conoscenze teoriche, migliorare la propria acquaticità e confidenza con l’ambiente con l’ausilio di una strumentazione di assoluta sicurezza che sia tuttavia non eccessivamente distante da quella standard ricreativa.
A questo proposito il Comitato Tecnico NADD ha ultimato la fase sperimentale di allestimento dei nuovi brevetti DECOMPRESSION DIVER-AIR, previsti proprio per quei subacquei che intendano immergersi in aria oltre i limiti tradizionali dell’immersione di sicurezza, con una profondità massima di 48 metri e con l’uso pianificato di tappe di decompressione non oltre i 6 metri. Gli standards selezionano e sono preparati per subacquei già abilitati a raggiungere la profondità di 39 metri, che abbiano almeno 60 immersioni registrate e siano in possesso di un brevetto Advanced e Rescue o equivalenti. L’addestramento teorico prevede l’esame approfondito della teoria della decompressione anche attraverso l’uso di esempi diretti nella pianificazione delle immersioni, mentre la parte pratica comprende 4 immersioni di corso, due delle quali condotte in profondità.
Nell’approntare questi standard la NADD ha tenuto conto delle esigenze aggiuntive di sicurezza richieste dalla maggiore profondità, prevedendo tra l’altro per questo l’utilizzo del concetto di “ridondanza” nelle attrezzature, derivato dalla pratica della subacquea tecnica. Nello stesso tempo il corso DECOMPRESSION DIVER-AIR prevede l’aria come unica miscela di utilizzo, con conseguente semplificazione della strumentazione richiesta. Si è pensato in particolar modo al vasto pubblico delle donne che si immergono comunemente nelle acque mediterranee e tropicali e che vogliano affrontare l’immersione con decompressione senza stravolgere il loro modo abituale di praticare questo sport.
Un esempio per tutti: quante immersioni condotte alle Maldive richiedono una tappa di decompressione? È logico pensare che anche per queste immersioni si voglia ricorrere a una preparazione adeguata, senza necessariamente pensare alle attrezzature complesse dei profondisti che si immergono in Trimix.

WORKING GROUP TECHNICAL NADD
Danilo Dassi, Fabio Croce, Roberto Saiani, Giancarlo Rimoldi e Bruno Cozzi. Foto di Bruno Cozzi


